Giuliana Coen nasce a Venezia l’8 dicembre del 1920. Descrive la sua infanzia come un periodo particolarmente felice.

La sua è una famiglia benestante, la madre la porta a Parigi a farsi il guardaroba, a sedici anni veste Dior e Chanel con la naturalezza di chi è abituato a vivere immerso nella raffinatezza e nell’eleganza. Nata da una famiglia ebrea, Giuliana è costretta a lasciare la scuola e a proseguire i suoi studi da privatista. É in questo periodo che conosce Guido Camerino, un giovanotto ultra-trentenne con una fama da latin-lover. La corteggia con fiori e libri di poesie e non passa molto tempo che i due convolano a nozze. Nel 1943 a causa dei rastrellamenti dei Tedeschi, la sua vita diventa fatta di fughe e nascondigli, fino a quando, con il marito ed il figlio, non raggiunge la Svizzera.

Per sopravvivere, è uso vendere quello che si ha per sopravvivere, ed è proprio in una di queste occasioni che Giuliana Coen diventa Roberta di Camerino.

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Una signora le si avvicina chiedendo di venderle la sua borsa, un secchiello di pelle, forma inusuale, uno degli ultimi acquisti fatti a Venezia. Eseguita la transazione raccoglie le sue cose nel foulard, promettendosi di comprare una nuova borsa a buon prezzo l’indomani. Nulla la acconta e siccome di solito la necessità aguzza l’ingegno decide di replicare la borsa appena venduta. La spesa sarebbe stata minore e il tempo non le mancava.

Le prime prove vengono fatte con la carta di un giornale, l’equivalente di un cartamodello, poi viene acquistata la materia prima, pelle, spago, ago curvo, anelli d’ottone e corda per la tracolla.  La nuova borsa è talmente ben fatta che Giuliana sì trova invischiata in un pericoloso equivoco. Viene, infatti, arrestata sul treno verso Ascona per l’entrata clandestina di merci dall’Italia,  pena il rimpatrio, equivalente ad una condanna a morte per un’ebrea.

Tuttavia, due pellettieri, venuti a conoscenza della storia, la vanno a trovare. Dalla collaborazione impara i trucchi del mestiere e le vengono offerte altre interessanti opportunità, come una commissione per Cicci Leoni. La signora della buona società necessitava di una borsa capiente ma al contempo elegante, dotata di un doppiofondo per nascondere messaggi dall’alto comando americano ai partigiani dell’Alta Italia.

La guerra finalmente finisce e Giuliana comincia ad indossare le sue creazioni e a testere le reazioni tra le amicizie altolocate. I risultati dei testsono ottimi, è giunta l’ora di proporle ad un rivenditore con un nome tutto nuovo ROBERTA di CAMERINO.

Le borse cominciarono ad andare a ruba e addirittura copiate da altri produttori tanto che disperata Giuliana chiede consiglio all'amica Mademoiselle Coco Chanel che la rincuora ridendo “Ma è meraviglioso! É il successo! É la prova che vali. Se non ti copiassero, vorrebbe dire che non fai niente di veramente buono!”

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Ancora oggi Roberta di Camerino mantiene il suo appeal, fedele alla sua filosofia. Le collezioni presentano l’energia dei colori accostati sapientemente. Resta immutato il fascino dei fluidi trompe l’oeil e dei velluti vibranti.